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Il secondo governo presieduto
da Romano Prodi è giunto al suo capolinea sotto i colpi di
maglio inferti dal Senato della Repubblica.
Già da tempo le cosiddette
“cassandre” della politica avevano ipotizzato una imminente
caduta, adducendo, di volta in volta, a motivazioni diverse.
L’ipotesi più accreditata era
quella basata sul fatto che, nonostante le indubbie capacità
politiche del professore, esisteva una impossibilità di
fondo di tenere unita una coalizione così eterogenea,
caratterizzata dalla compresenza di soggetti centristi e
frange estreme specie della sinistra radicale.
E invece…… niente di tutto
ciò, il governo Prodi è caduto, con l’onore delle armi
(fonte l’ex premier Silvio Berlusconi), per una sorta di
congiura interna alla coalizione e, segnatamente, tutta
interna al Partito Democratico di cui, fra l’altro, è il
Presidente.
Il primo (l’unico per il
momento) vero obiettivo è dunque stato raggiunto dalla nuova
formazione politica : la caduta del governo della sua stessa
coalizione.
Le note vicissitudini legate
al partito di maggioranza UDEUR non hanno fatto altro che
accelerare questo processo ormai ritenuto ineludibile da
tutti i commentatori politici.
Il successivo atteggiamento
dell’ormai ex premier Romano Prodi costituiva l’indiretta
conferma della fondatezza di questa ipotesi. Prodi aveva
immediatamente manifestato l’indisponibilità assoluta a
ricoprire altre cariche e/o a guidare un qualsivoglia
governo tecnico o “istituzionale”.
In questa vicenda, il Partito
Democratico ha presentato alcune similitudini con la vecchia
Democrazia Cristiana, dove imperversavano i veti, i litigi
interni, le correnti, le lotte di accaparramento a posizioni
di potere e non si giungeva quasi mai ad una posizione
definitiva unitaria su temi specifici.
Questo non sembra affatto un
modo nuovo di “fare” e di intendere la politica come
servizio in favore della comunità. Possiamo solo augurarci
che vicende come queste non possano più ripetersi e che
possa nascere in Italia un vero grande partito progressista
su modello europeo o americano.
Giancarlo
Pastrone |