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Per parlare di futuro, occorre
conoscere le nostre radici. Quindi, è giusto tener conto
della nostra storia. Non si può intravedere un futuro se non
sappiamo chi siamo, da dove veniamo, quali sono i nostri
obiettivi. L’esperienza del Partito Popolare è stata quella
d'un partito d'ispirazione cristiana. Quella che ci
caratterizza è una cultura popolare. Le idee che noi
difendiamo sono quelle diffuse all’interno del popolo
italiano.
I valori a cui ci ispiriamo
sono gli stessi che hanno sostenuto generazioni d'italiani.
A questi valori che attinge anche
la creatività del nostro popolo e la grande umanità che
caratterizza la comunità italiana. Crediamo nella vita nella
famiglia, nella cultura. Riconosciamo che i valori che
incontriamo nella vita del popolo e che sono costitutivi
anche della nostra personalità sono nati in gran parte da
una storia cristiana. La nostra ispirazione cristiana è
sempre stata quella di persone laiche. Noi rispondiamo dei
nostri comportamenti alla collettività, a noi stessi, alla
nostra coscienza, ma per questo nessuno può chiederci di
mettere tra parentesi i valori cristiani, la concezione
cristiana della vita, della famiglia, della libertà, della
solidarietà, della pace nel momento in cui affrontiamo il
dibattito della decisione politica.
Noi vogliamo
rappresentare quei valori democraticamente ed essi sono il
collante che unisce la classe dirigente d'un popolo. Su
questi principi su cui don Luigi Sturzo ha fondato a suo
tempo il Partito Popolare Italiano s'è
costruito nel XX secolo un grande movimento democratico
cristiano in Europa e nel mondo che è stato fattore di pace
e di progresso economico e culturale. Questo movimento ha
posto anche le basi delle istituzioni europee nelle quali
oggi noi ci riconosciamo. La cultura che la componente dei
Popolari, che è all’interno del Margherita, esprime è quella
dei cattolici democratici. Perché è importante sottolineare
l’ispirazione cristiana del Partito Popolare? Perché la
cultura che costituisce il tessuto connettivo della vita del
popolo è continuamente sottoposto ad una duplice sfida,
dall’esterno e dall’interno.
Abbiamo vissuto una fase
culturale segnata dal tema della deideologizzazione della
politica. Le ideologie dell’Ottocento e del primo Novecento,
Fascismo e Comunismo, sono fallite e nel loro fallimento ha
trionfato il pragmatismo in politica. Partiti leggeri,
radicamento debole e con riferimenti agli ideali poco
vincolanti sembravano dominare la scena politica del paese.
La minaccia emerge dall’interno della nostra cultura e
sopraviene contemporaneamente dall’esterno. All’interno
cresce la minaccia di quello che Benedetto XVI chiama
relativismo etico. In nome delle libertà s'attaccano e si
distruggono i valori, le strutture sociali che favoriscono
la formazione di una personalità responsabile e libera. Si
ritiene che per essere politici democratici e politicamente
corretti sia necessario non avere convinzioni forti e chiare
visioni di valori sulla sacralità della vita,
sull’educazione scolastica, sulla concezione di famiglia,
sulla droga.
C’è libertà di coscienza. Ma una democrazia
senza valori cade vittima della corruzione, perché la classe
politica non ha motivo di resistere alla tentazione della
corruzione. Il risultato è la decadenza della democrazia e
il rischio di forme nuove e più subdole di totalitarismo.
Anche la società civile si corrompe, trionfa la corsa al
godimento immediato e entrano in crisi tutti i vincoli d'una comunità, prevalgono sul bene comune gli interessi
particolari. Viviamo una crisi culturale d'identità, così
si esprime il Papa, e mentre si indebolisce l’identità
dell’occidente si forma quella dell’Islam che imponenti
movimenti migratori portano anche all’interno dei nostri
confini. Noi intendiamo affrontare questa sfida con il
dialogo, non con lo scontro, ma avendo il coraggio e la
fierezza della propria identità.
Per difendere l’identità e la
cultura del popolo oggi minacciate c’è bisogno, più che mai,
d'una cultura popolare d'ispirazione cristiana, d'un idea
di politica a servizio del bene comune possibile. Noi siamo
e vogliamo rappresentare tutto ciò. Questa è stata
l’identità del Partito Popolare da cui proveniamo. Questa
deve essere l’identità del Partito in cui operiamo e in cui
vogliamo distinguerci. Ricordando che il partito senza
identità è un partito senza anima, destinato a non aver
futuro. Della cultura popolare del paese, che è il nostro
orizzonte di riferimento, molto è stato distrutto, molto
deve essere rinnovato e ricostruito. Questo deve essere il
compito della componente cattolico democratica.
Ora
l’interrogativo che ci poniamo è quello d'essere un partito
aperto, un partito di massa, capace d'essere interprete
degli interessi e dei valori espressi dalla società mediante
l’eredità morale costituite dal ruolo dei principi, che fu
proprio del popolari sturziani, poi dei democratici
cristiani di De Gasperi, di cui ci professiamo eredi. Anima
sociale, quindi, d'un’alleanza di centro sinistra dove
ognuno rimarca la propria identità all’interno di un
percorso programmatico o quella che cerca di creare un nuovo
contenitore, perché ci da più garanzie di fronte a quella
che definisco l’anomalia della politica italiana
personificata nella figura di Berlusconi?
Credo che gli
italiani abbiano più a cuore i contenuti che i contenitori.
Qualcuno ci dirà che quella del Partito Democratico è un
processo irreversibile, così come ci dissero nel 1993
votando il referendum voluto da Segni sull’onda emotiva di
tangentopoli. Oggi come allora ritengo che si viva una fase
emozionale che va attentamente valutata senza farsi prendere
da facili entusiasmi che alla lunga possono rivelarsi
errati. D’altronde la stessa Margherita nata secondo la
convinzione popolare, come anticamera del Partito
Democratico continua a palesare le sue contraddizioni. Cos’è
oggi la Margherita? Per cosa si distingue? Ha una cultura
comune che tiene unita i vari petali? O sono altre le
ragioni che ci legano? Sarà un caso che Savino Pezzotta ha
raccolto molti consensi con i suoi interventi a Chianciano e
a Verona, o è sintomo che dobbiamo riappropriarci della
cultura sociale di riferimento? Questa è la sfida che come
cattolici democratici abbiamo.
Giorgio Zimbaro |